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{"id":2916,"date":"2015-10-26T14:21:17","date_gmt":"2015-10-26T13:21:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mappainterculturale.it\/?page_id=2916"},"modified":"2017-10-03T15:53:44","modified_gmt":"2017-10-03T13:53:44","slug":"denaro","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mappainterculturale.it\/?page_id=2916","title":{"rendered":"Denaro"},"content":{"rendered":"<p>In tedesco esiste un detto che ben riassume il rapporto con il denaro: &#8220;Wer den Kreuzer nicht ehrt, ist des Talers nicht wert\u201c. Potremmo renderlo oggi con l\u2019espressione &#8220;chi non d\u00e0 valore al centesimo, non merita l\u2019euro&#8221;.<br \/>\n(Michela Dalla Vecchia)<\/p>\n<p>\u201c\u00dcber Geld spricht man nicht, man hat es\u201d: non si parla di denaro, lo si possiede, recita un altro detto tedesco. Un modo molto sintetico per spiegare il rapporto dei tedeschi con i soldi. Non \u00e8 disdicevole guadagnarli, possibilmente tanti, ma \u00e8 meglio non esibirli e tantomeno \u00e8 opportuno non parlarne in pubblico. Il tema denaro, infatti, \u00e8 tab\u00f9. Durante una conversazione a tavola con gli amici o in ufficio con i colleghi appare estremamente scortese tirare fuori argomenti come lo stipendio, i soldi spesi per un appartamento, u&#8217;automobile, un televisore nuovo, una vacanza in Turchia. Se ne pu\u00f2 invece parlare in famiglia, in particolare quando bisogna fare il punto delle spese o se ci sono problemi finanziari. Tuttavia anche l&#8217;ammontare dello stipendio dei propri genitori risulta spesso essere un mistero per molti figli.<br \/>\nQuesto perch\u00e9 gli abitanti di uno dei paesi pi\u00f9 ricchi del mondo considerano il denaro come un oggetto da trattare con estrema cautela. I tedeschi mediamente hanno una paura terribile di perdere i loro soldi. Anche chi ne ha molti, a volte ha paura di usarli o di far vedere come sono stati utilizzati.<br \/>\nRisparmiare \u00e8 uno dei fondamenti della mentalit\u00e0 tedesca, ben radicato nell\u00b4animo di ogni cittadino, trasversalmente alle generazioni e con poche differenze geografiche, anche se l&#8217;area di cultura protestante si comporta sicuramente con uno spirito ancora pi\u00f9 parsimonioso del mondo cattolico. Lo si vede anche nell&#8217;atteggiamento della classe politica, che, al di l\u00e0 del colore di appartenenza, trova un comune denominatore proprio nel dovere del risparmio e dell\u00b4ottimizzazione delle risorse.<br \/>\nQuesto atteggiamento nasce dal desiderio costante di stabilit\u00e0 e sicurezza, dalla paura per il rischio. Risparmiare era un obbligo propagandato gi\u00e0 metodicamente nelle menti dei sudditi dell&#8217;appena costituito Impero in et\u00e0 guglielmina, ma che aveva le proprie radici ideologiche in epoche passate. Fare debiti \u00e8 da sempre considerato disonorevole, quasi un peccato di fronte a Dio: non a caso nella lingua tedesca il termine <em>Schuld<\/em> significa sia \u201cdebito\u201d, sia \u201cpeccato\u201d. Nel XX secolo il periodo della repubblica di Weimar, con inflazione spaventosa e crisi economico-finanziaria, ha contribuito a rafforzare l&#8217;atteggiamento di cautela nei confronti del denaro e di terrore di fronte alla prospettiva dell\u00b4indebitamento.<br \/>\nLa parsimonia dei tedeschi, che ha attraversato senza grossi cambiamenti il florido periodo del<em> Wirtschaftswunder<\/em> negli anni Cinquanta e Sessanta, \u00e8 giunta intatta fino al XXI secolo anche come strumento virtuoso per superare altri momenti di crisi, non ultima la crisi finanziaria degli anni 2008-09, in contrapposizione all&#8217;allegra gestione dei paesi mediterranei. Sono gli stessi tedeschi che amano rappresentarsi come le brave \u201cformiche\u201d, che mettono da parte per i periodi di magra, mentre le \u201ccicale\u201d del Sud continuano a spendere e spandere.<br \/>\nAnche il modo di vivere nel quotidiano permette di osservare da vicino questa tendenza al risparmio. Soprattutto quando fanno acquisti, i tedeschi soppesano con attenzione ogni prodotto e ogni prezzo, anche a costo di comprare merci di modesta qualit\u00e0. Ad inizio millennio una grande catena di prodotti di elettronica aveva lanciato lo slogan \u201cGeiz ist geil!\u201d, l\u00b4avarizia \u00e8 bulla: il risparmio viene prima di tutto, non importa che cosa ci si porta a casa. Da qui \u00e8 stato coniato il concetto di <em>Geiz-Mentalit\u00e4t<\/em> (mentalit\u00e0 avara), che sottolinea la sempre pi\u00f9 marcata predisposizione dei tedeschi, soprattutto delle generazioni pi\u00f9 anziane, ma non solo, a essere ossessionati pi\u00f9 dal prezzo di un prodotto che dalla qualit\u00e0 del prodotto stesso.<br \/>\nDel resto non a caso la Germania \u00e8 il paese che ha introdotto in Europa il concetto dell\u00b4hard discount. Marchi come Aldi e Lidl, ormai presenti in tutto il continente, sono nati proprio qui e hanno fatto leva su una filosofia di vita basata soprattutto sul risparmio che non sul godimento di un bene. Il tedesco medio \u00e8 sempre attento alle offerte, ai ribassi: vi \u00e8 una continua caccia alle \u201cSchn\u00e4ppchen\u201d, le occasioni, che permettono di risparmiare qualche soldo, indipendentemente da cosa si compra. Il tedesco medio non ama spendere molto per mangiare fuori di casa e per l\u00b4alimentazione in genere (da qui i prezzi molto bassi di prodotti come la carne); compra capi di abbigliamento di poco prezzo e modesta qualit\u00e0; se va in vacanza cerca sempre la tariffa pi\u00f9 bassa, anche a costo di dormire in una topaia (salvo poi lamentarsene). Per concludere, proprio in Germania ha avuto un grande successo l\u00b4introduzione di linee private di trasporto su bus sulle lunghe distanze, che fanno una concorrenza spietata alle ferrovie proprio in virt\u00f9 di prezzi molto pi\u00f9 bassi, a fronte di un viaggio sicuramente pi\u00f9 lungo e meno comodo. L&#8217;importante, per\u00f2, \u00e8 risparmiare!<\/p>\n<p>(Massimo Minelli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In tedesco esiste un detto che ben riassume il rapporto con il denaro: &#8220;Wer den Kreuzer nicht ehrt, ist des Talers nicht wert\u201c. 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